Bonus R&S: rientra tra le spese agevolabili anche il finanziamento di dottorato di ricerca

La risposta all’interpello numero 454 del 7 ottobre 2020 dell’Agenzia delle Entrate, ha chiarito che rientrano tra le spese agevolabili, ai fini dell’accesso al credito d’imposta per gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, anche quelle sostenute dall’impresa per il finanziamento di una borsa di studio per dottorato di ricerca svolto presso un’Università, a condizione che l’impresa finanziatrice venga individuata quale beneficiaria dei risultati dell’attività di ricerca, seppure in comproprietà con l’Università.

La Legge di Bilancio 2020 (art. 1, co. 198-206, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160) ha previsto, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31dicembre 2019, uno specifico credito di imposta per investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e design.

Ai fini della determinazione della base di calcolo del credito d’imposta, sono considerate ammissibili, nel rispetto delle regole generali di effettività, pertinenza e congruità le spese per contratti di ricerca extra muros aventi ad oggetto il diretto svolgimento da parte del soggetto commissionario delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta. Inoltre, nel caso di contratti di ricerca extra muros stipulati con l’Università e istituti di ricerca, le spese concorrono a formare la base di calcolo del credito d’imposta per un importo pari al 150% del loro ammontare. Le regole di attuazione del beneficio sono state definite con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 maggio 2020.

L’Università istante ha rappresentato di voler integrare una convenzione, specificando che, in caso di finanziamento di una borsa di dottorato svolto nell’ambito di una ricerca scientifica, il risultato possa essere di proprietà della stessa Università e dell’impresa finanziatrice.

L’istante ha chiesto se, a seguito dell’integrazione della convenzione, il finanziamento della borsa di dottorato da parte di un’impresa possa rientrare nelle spese di ricerca e sviluppo, quale spesa per contratti extra muros stipulati con l’università, concorrendo così a formare la base di calcolo del credito d’imposta nella misura del 150% del loro ammontare, come previsto dalla normativa.

Nella risposta all’interpello, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato l’analogia tra il credito d’imposta in esame e quello per la Ricerca e Sviluppo previsto dal decreto legge n. 145 del 2013 , ritenendo quindi, applicabile i chiarimenti forniti dalla circolare 5/E del 16 marzo 2016in relazione alla precedente agevolazione, dove al  paragrafo 2.2.3, viene precisato che i contratti di ricerca stipulati con le Università devono prevedere che l’effettivo beneficiario degli eventuali risultati dell’attività di ricerca sia l’impresa committente.

Pertanto, nel presupposto che la convenzione per il finanziamento della borsa di studio preveda che il risultato della ricerca scientifica possa essere di proprietà dell’impresa finanziatrice, seppur in comproprietà, l’Agenzia delle Entrate ritiene che le spese sostenute siano agevolabili “per la quota parte riferibile al tempo effettivamente dedicato dal dottorando all’attività di ricerca e sviluppo, concorrendo a formare la base del calcolo del credito di imposta nella misura del 150% del loro ammontare” a condizione che l’impresa finanziatrice venga individuata quale beneficiaria dei risultati dell’attività di ricerca.

Viene infine ribadito che i costi potranno considerarsi agevolabili anche nel caso in cui l’attività non dovesse portare alcun risultato.

 

 

 

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