Bonus sulle locazioni non abitative e affitto d’azienda.

DAL “BONUS AFFITTI BOTTEGHE E NEGOZI” DEL CURA ITALIA…

 

Il “bonus affitti botteghe e negozi” è uno strumento istituito con l’ intento di sostenere gli imprenditori, che causa Covid-19 hanno dovuto chiudere la propria attività avendo inevitalbimente difficoltà e disagi nel pagamento dei canoni di locazione dei locali utilizzati per il suo esercizio.
Nella versione iniziale esposta dal Decreto Cura Italia,  il bonus consisteva in un credito di imposta, pari al 60% del canone di locazione degli immobili rientranti nella categoria catastale C/1, ovvero “negozi e botteghe”, che poteva essere utilizzato solo in compensazione con il modello F24 e unicamente dalle imprese, con esclusione quindi dei lavoratori autonomi.
Avendo tale misura carattere straordinario, era stata pensata come temporanea e circoscritta al mese di marzo 2020.
Successivamente, con l’istituzione del codice tributo 6914 è stata consentita la compensazione di questo credito di imposta ed inoltre, è stato stabilito che tale credito non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP e non influisce sul pro-rata di deducibilità degli interessi passivi.
Le circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E e n. 11/E del 2020 hanno inoltre precisato:
– che il credito d’ imposta matura solo a fronte dei canoni effettivamente pagati;
che non vi rientrano gli immobili di categoria catastale D8 “fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”;
che se l’immobile locato è formato da un negozio (C/1) e una pertinenza (C/3), locati con canone unitario, il credito d’imposta spetta sull’ intero canone se la pertinenza è utilizzata per lo svolgimento dell’attività;
– che le spese condominiali possono essere computate solo se pattuite quale parte integrante del canone di locazione.

…AL “BONUS SULLE LOCAZIONI NON ABITATIVE E AFFITTO D’AZIENDA” PREVISTO DAL DECRETO RILANCIO!

A causa del perdurare della pandemia il Governo ha prorogato la durata del bonus, estendendola anche ai canoni di locazione dei mesi di aprile e maggio e ha riformulato interamente le regole per la fruizione di questo credito di imposta, infatti l’art. 28 del D.L Rilancio se da un lato ha ampliato l’ambito applicativo dell’agevolazione, dall’ altro, ne ha anche limitato la fruizione ai soli contribuenti che effettivamente hanno subito una riduzione del fatturato dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020.
Il risultato è una norma la cui applicazione è ben più complessa rispetto a quella del bonus istituito dall’art. 65 del decreto Cura Italia e che, relativamente ai canoni di locazione del mese di marzo 2020, si affianca ad esso ponendovisi come possibile alternativa.
Il nuovo credito di imposta (art. 28, D.L. n. 34/2020) spetta “agli esercenti attività di impresa, arte o professione, a fronte del pagamento dei canoni di locazione, leasing o concessione di immobili a uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’ esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo”.
Aumentano, quindi le tipologie di canoni, di immobili e di attività che possono godere del bonus includendo tra i soggetti beneficiari gli studi professionali assenti nella prima versione del bonus e anche agli enti non commerciali, compresi quelli del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione ai canoni relativi agli immobili destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale.
Con il DL Rilancio vengono, tuttavia, previste nuove limitazioni relative alle condizioni per la fruizione:
  • i soggetti destinatari  devono aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro , ( questo tetto però, non si applica alle strutture alberghiere e agrituristiche)
  • è necessario aver avuto un calo del fatturato o dei corrispettivi del mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del 2019.

Resta invariata la misura del credito di imposta che rimane pari al 60% dell’ammontare dei canoni effettivamente pagati, ma che si riduce al 30% laddove l’immobile sia ricompreso in un contratto di servizi a prestazioni complesse o di affitto di azienda in quanto, in questi casi, non è agevole stabilire quanta parte del canone è effettivamente riferibile all’ immobile.

 

COME SI PUO’ FRUIRE DEL CREDITO?

  1. Attraverso la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa.
  2. In compensazione con modello F24 successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni.
  3. Ma la vera novità del decreto Rilancio sta nel fatto che il credito d’imposta si può anche cedere in tutto o in parte ad altri soggetti che a loro volta, possono sfruttare il credito ricevuto con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente! Dunque, al posto dell’utilizzo diretto, si può optare ai sensi dell’art. 122 del Decreto Rilancio, per la cessione del credito d’imposta al locatore o al concedente o ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare. La cedibilità del credito di imposta è finalizzata ad aumentare il valore della misura di sostegno per i soggetti destinatari i quali, essendo tutti in crisi di liquidità, hanno maggiore interesse a misure che si traducano in flussi di denaro a loro favore.

 

 

 

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