BURNOUT LAVORATIVO

Il termine Burnout (tradotto bruciato-consumato), riguarda manifestazioni psicologiche e comportamentali quali fenomeni di affaticamento, logoramento, esaurimento emotivo e improduttività lavorativa. Si ritiene che la sensazione di inaridimento emotivo o di “non riuscire a farcela” a cui segue prima un atteggiamento di distacco, cinismo, ostilità e poi il crollo di autostima è determinato dalla mancata realizzazione delle proprie aspettative e dall’inadeguatezza nello svolgere il proprio ruolo.

Secondo il D.lgs n. 81/2008 per salute (sul lavoro) si intende uno ”stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o infermità, per cui il fenomeno del Burnout deve essere valutato dal datore di lavoro secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004 così come impone l’art. 28 del decreto sopra richiamato “a far data dal 31 dicembre 2010” utilizzando le metodologie contenute nella circolare del Ministero del lavoro del 18 novembre 2010 (e nel manuale Inail sulla valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato nel 2011 aggiornato nel 2017)

Pur non essendo classificato come malattia o condizione di salute (condizione medica), il Burnout è descritto nel capitolo: “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”, all’interno del quale vengono incluse le cause per cui le persone si rivolgono al sistema sanitario. Nella definizione offerta dall’OMS il Burnout si pone, dunque, in modo esplicito, quale effetto del fallimento, dell’insuccesso nella gestione dello stress lavorativo, che, conseguentemente si è cronicizzato divenendo irreversibile.

Comunque sia, le fonti e le situazioni che possono determinare la sindrome da Burnout aspettano solo di essere valutate prima e gestite poi: dignità e produttività del lavoro se ne gioveranno largamente e con esse la salute del singolo così come il benessere aziendale.

Chiama ora!