Covid-19 e gestione della sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro

Obiettivo sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro.

Con la diffusione del Covid-19 la sorveglianza sanitaria è determinante oltre che per  evitare la diffusione del contagio in azienda e la prevenzione dello sviluppo di focolai epidemici nei luoghi di lavoro, anche per “accompagnare” le persone nel rientro al lavoro, costituendo senza dubbio, uno degli strumenti più efficaci per favorire una ripresa sicura delle attività professionali, mediante una valutazione dell’ idoneità lavorativa, che abbia particolare attenzione soprattutto con riguardo ai soggetti “fragili”.

Quadro normativo.

Le disposizioni normative che hanno definito in modo più puntuale le misure della sorveglianza sanitaria correlate al Covid-19 possono essere così elencate:

1)Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020, allegato al DPCM del 17.5.2020.

2)Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-Cov-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione, approvato dal Comitato Tecnico Scientifico e pubblicato dall’INAIL il 23 aprile 2020.

3)DL n. 34 del 19 maggio 2020 convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020 n. 77.

4)Circolare del Ministero della Salute n. 14915 del 29 aprile 2020.

5)DL 83 del 30 luglio 2020.

6)Circolare del Ministero della salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali n. 13 del 4 settembre 2020.

7)Nota del Ministero dell’Istruzione ai dirigenti scolastici n. 1585 del’11 settembre 2020.

Come è cambiata la gestione della sorveglianza sanitaria negli ultimi mesi?

Nella prima fase della pandemia, alcune raccomandazioni chiedevano:

  • di differire la sorveglianza sanitaria al pari di tutte le prestazioni sanitarie di carattere non urgente e soprattutto non di tipo clinico-diagnostico;
  • nei casi urgenti, di sostituire la visita medica con un colloquio clinico-anamnestico da remoto, unito all’esame di documentazione sanitaria già esistente.

Nella fase attuale tali indicazioni possono essere ritenute superate, e non soltanto perché stiamo vivendo una situazione pandemica differente: in realtà, la sorveglianza sanitaria rappresenta uno degli strumenti più efficaci per accompagnare il rientro dei lavoratori e favorire una ripresa sicura del lavoro.

La differenza tra visite urgenti e visite differibili.

La Circolare 14915 del Ministero della salute, emanata in aprile, indicava la possibilità di differire le visite mediche periodiche (art. 41, comma1, lettera b) e le visite di fine rapporto di lavoro (art. 41, comma 1, lettera e) a dopo il 31 luglio 2020. La successiva Circolare n. 13, emanata in settembre, raccomanda nella fase attuale di tendere gradualmente al ripristino della sorveglianza sanitaria, a condizione che sia consentito operare nel rispetto delle misure igieniche e tenendo conto dell’andamento epidemiologico locale.

Nella fase attuale, le visite periodiche e di fine rapporto possono ancora essere differite, secondo la valutazione del medico. In particolare, è preferibile rimandare le visite periodiche che prevedono scadenza più lunghe, riguardanti soggetti con piena idoneità, appartenenti alle fasce di età più giovani.

Sono considerate invece urgenti e non differibili:

1)le visite preventive/pre-assuntive (art. 41 comma 1 lettera a ed e-bis);

2)le visite su richiesta (lettera c);

3)le visite da rientro (lettera e-ter).

Nel caso di visite per cambio mansione (lettera d), l’urgenza è da valutare in relazione alle condizioni del lavoratore e alla differenza di esposizione ai rischi lavorativi rispetto alla mansione già ricoperta.

Ad ogni modo, i lavoratori che vanno prioritariamente esaminati sono i soggetti con età superiore a 55 anni, portatori di patologie, idonei con limitazioni/prescrizioni, anche per quanto attiene agli aspetti di particolare fragilità.

Come vanno svolte le visite?

Secondo le circolari citate, le visite mediche non possono essere eseguite a distanza e devono necessariamente prevedere il contatto diretto tra il medico e il lavoratore pertanto, sarà necessario garantire condizioni tali da minimizzare il rischio di diffusione del contagio.

Non a caso, la Circolare 13:

1)raccomanda di evitare l’affollamento nella sala di attesa;

2)vieta di presentarsi a visita con febbre o sintomi respiratori anche lievi;

3)raccomanda al lavoratore di indossare la mascherina in sala d’attesa e durante la visita;

4)richiede un’adeguata igiene delle mani.

Sono invece da evitare gli accertamenti diagnostici che possono maggiormente esporre al rischio di contagio, quali esami spirometrici e test alcolimetrici (per la forte emissione di droplet e possibile formazione di aerosol). L’effettuazione di questi esami richiede la possibilità di applicare misure preventive e DPI adottati in ambito ospedaliero per procedure analoghe.

Anche gli accertamenti diagnostici integrativi apparentemente meno rischiosi, come ad esempio visiotest, audiometrie e drug test, devono essere eseguiti con idonee cautele (uso della mascherina da parte del paziente, disinfezione delle attrezzature tra un soggetto e l’altro, ecc.) o, in alternativa, differiti.

La gestione del rientro al lavoro.

Il DPCM del 26.4.2020 ha esteso l’obbligo della visita medica alla ripresa del lavoro dopo assenza per malattia di durata superiore a 60 giorni continuativi (art. 41, comma1, lettera e-ter) a tutti i casi di Covid-19, indipendentemente dalla lunghezza dell’assenza.

La visita deve essere effettuata quando la malattia ha richiesto il ricovero ospedaliero (Circolare del Ministero della salute n. 14915 del 29.4.2020). La sua finalità è valutare l’idoneità al lavoro al momento della ripresa dell’attività lavorativa, in relazione alla possibile riduzione della funzionalità respiratoria, alla perdita di forza muscolare conseguente all’immobilizzazione in terapia intensiva, alla necessità di fisioterapia e riabilitazione.

I criteri per il rientro al lavoro possono essere sintetizzati in questo modo:

1)Caso di Covid-19 accertato con ricovero ospedaliero: è necessaria la Certificazione di avvenuta negativizzazione da parte del Dipartimento di prevenzione della ASL di competenza a seguito di due tamponi negativi effettuati a distanza di almeno 24 ore + visita da rientro effettuata dal medico competente.

2)Caso di Covid-19 accertato senza ricovero ospedaliero: è necessaria la Certificazione di avvenuta negativizzazione da parte del Dipartimento di prevenzione della ASL di competenza a seguito di due tamponi negativi effettuati a distanza di almeno 24 ore + visita da rientro effettuata dal medico competente solo se l’assenza ha superato i 60 giorni continuativi

3)Lavoratore in quarantena o in isolamento fiduciario (contatto stretto di un caso accertato, provenienza dall’estero o da zona a rischio, etc.): il rientro può avvenire alla scadenza del periodo di quarantena senza alcuna specifica certificazione.

4)Lavoratore sintomatico (possibile sospetto Covid-19) che non ha effettuato il tampone: il rientro può avvenire alla scadenza del periodo di malattia certificato dal medico di medicina generale senza alcuna specifica certificazione di guarigione. E’ comunque consigliato il contatto tra medico competente e MMG per una migliore comprensione del caso.

5)Sorveglianza sanitaria eccezionale: i lavoratori fragili e la nomina del medico competente.

Alla luce dell’emergenza Covid-19, Inail ha di recente attivato un servizio specifico per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori fragili.

Sono considerati tali i lavoratori maggiormente esposti al rischio a causa:

1)dell’età;

2)della condizione da immunodepressione anche correlata a terapie salvavita in corso da più co-morbilità;

3)di una pregressa infezione da Covid-19 o da altre patologie che determinano particolari situazioni di fragilità del lavoratore.

L’art. 83 d.l. 34 del 19 maggio 2020 prevede che i datori di lavoro di organizzazioni pubbliche e private assicurino la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori che, per le caratteristiche indicate, risultano più esposte al rischio.

Per i datori di lavoro che non sono tenuti, ai sensi dell’art. 18, co. 1 lett. a), D. Lgs. 81/2008, alla nomina di un medico competente, fermo restando la possibilità di nominarne uno per la durata dello stato di emergenza, la sorveglianza eccezionale può essere richiesta ai servizi territoriali dell’ Inail che vi provvedono con i propri medici del lavoro.

Il datore di lavoro (o un suo delegato) può inoltrare la richiesta di visita medica al servizio online “Sorveglianza sanitaria eccezionale”, disponibile a decorrere dal 1° luglio 2020 e accessibile dagli utenti muniti di credenziali dispositive.

Per gli utenti non registrati le credenziali possono essere acquisite tramite:

1)Spid;

2)Inps;

3)Carta nazionale dei servizi (Cns);

4)Inail, con l’invio dell’apposito modulo da inoltrare attraverso i servizi online o da consegnare presso le sedi territoriali Inail.

Nel caso di delega da parte del datore di lavoro, deve essere compilato e inoltrato l’apposito modulo “Mod. 06 SSE delega”. Una volta inoltrata la richiesta, l’INAIL individua il medico della sede territoriale più vicina al domicilio del lavoratore.

All’esito della visita medica per sorveglianza sanitaria eccezionale, è espresso un parere conclusivo riferito esclusivamente  alla possibilità per il lavoratore di riprendere l’attività lavorativa “in presenza” nonché alle eventuali misure preventive aggiuntive o alle modalità organizzative atte a garantire il contenimento del contagio.

Successivamente all’invio del parere conclusivo, il datore di lavoro riceve una comunicazione con l’avviso di emissione della relativa fattura in esenzione da iva per il pagamento della prestazione effettuata. In attesa dell’emanazione di un decreto interministeriale per la definizione della tariffa, l’Inail ha stabilito in via provvisoria l’importo di € 50,85.

La Circolare su lavoratori/lavoratrici fragili.

Il 4 settembre scorso, il Ministero del Lavoro e il Ministero della Salute hanno pubblicato una circolare congiunta che fornisce alcune indicazioni operative in merito alle modalità di espletamento delle visite e del giudizio medico-legale. In particolare è oggetto di chiarimento il concetto di fragilità, alla luce dei risultati emersi dai dati epidemiologici più recenti relativi alle caratteristiche dei soggetti più colpiti dal Covid-19.

Nel protocollo condiviso del 24 aprile 2020, le indicazioni operative del Ministero della Salute sottolineavano l’opportunità che il medico competente fosse coinvolto nella identificazione dei soggetti con particolari situazioni di fragilità, raccomandando di porre particolare attenzione ai soggetti fragili anche in relazione all’età.

In quel periodo, i dati epidemiologici a disposizione evidenziavano come la maggiore fragilità fosse evidente:

  • nelle fasce di età più elevate della popolazione (>55 anni di età);
  • in presenza di co-morbilità tali da caratterizzare una condizione di maggiore rischio.

I dati più recenti hanno mostrato come la maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione sia associata alla presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad es. patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) che, in caso di comorbilità con l’infezione da SARS-CoV-2, possono influenzare negativamente la gravità e l’esito della patologia.

Sulla base di queste considerazioni lo stesso concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto.

Sul piano più strettamente operativo, ai lavoratori e alle lavoratrici  deve essere assicurata la possibilità di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio di da SARS-Co V-2, in presenza di patologie con scarso compenso clinico come malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, con documentazione medica attestante la relativa patologia.

Anche nell’ipotesi in cui i datori di lavoro non siano tenuti (articolo 18, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/2008) alla nomina del medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria, dovrà essere assicurata al lavoratore/alla lavoratrice la possibilità di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria in presenza di patologie con scarso compenso clinico.

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