EMERGENZA COVID-19: Come conciliare la tutela della salute dei dipendenti con il diritto alla privacy?

L’attuale Emergenza Coronavirus ha determinato la redazione di una serie di decreti di urgenza che hanno, in nome della tutela del bene della salute della collettività, imposto una serie di  limiti ed obblighi generando scenari  problematici nei diversi ambiti di applicazione della normativa a causa della difficoltà di coordinamento tra principi di diritto e normativa nazionale con quella europea.

Con la FASE 2, l’apertura al lavoro è stata possibile mediante l’applicazione di misure di limitazione della diffusione del virus e strumenti tecnologici anti contagio tra cui LA RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA ha assunto un ruolo fondamentale.

Nell’esecuzione di tale  pratica è fondamentale, tuttavia, coordinare due principi:

  • da un lato è stata riconosciuta la l’importanza dell’introduzione  di presidi di controllo negli ambienti di lavoro il cui utilizzo è finalizzato a tutelare la il singolo lavoratore e la collettività dal contagio;
  • dall’altro va salvaguardato il diritto del singolo alla tutela dei dati sensibili relativi alla propria salute.

Nel cercare di conciliare questi elementi in una situazione di emergenza le domande sono state varie: vale di più la tutela del diritto alla salute o la tutela del trattamento del dato sensibile del singolo? Come va utilizzato lo strumento di rilevazione della temperatura?  Qual’è la  procedura corretta? Come disciplinare il trattamento dei dati relativi alla salute del singolo senza ledere il diritto alla privacy?

Il Consiglio d’Europa ha sottolineato la possibile convivenza tra la normativa anti contagio e la limitazione al trattamento dei dati personali rispetto alla salvaguardia della salute collettiva, considerando che “ogni restrizione è ammissibile a titolo provvisorio e per un tempo limitato, che il diritto alla privacy non costituisce un diritto assoluto, ma può subire limitazioni al fine del perseguimento di un obiettivo di interesse pubblico generale preminente, quale la tutela del diritto alla salute, che giustifica la compromissione del diritto alla riservatezza”.Quindi  il rilevamento della temperatura corporea negli ambienti di lavoro resta una misura generale di contenimento, preposta a difesa del diritto alla salute della collettività.

In merito alla base giuridica posta a fondamento del diritto all’ utilizzo del rilevatore della temperatura effettuata da parte del datore di lavoro in una azienda privata, bisogna considerare l’art. 9 del Regolamento europeo 679/2016 GDPR che autorizza il datore di lavoro privato, al trattamento dei dati sensibili, senza il consenso dell’interessato, per finalità di medicina preventiva, per interesse pubblico nel settore della sanità,  consentendolo tutte le volte in cui lo stesso sia “necessario per assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti specifici del titolare del trattamento o dell’interessato in materia di diritto del lavoro e della sicurezza sociale e protezione sociale”.

L’applicazione del principio evidenziato ha due condizioni necessarie:

1) che vi sia la presenza di garanzie appropriate per i diritti fondamentali e gli interessi del soggetto,

2) che la fonte di autorizzazione discenda dal diritto dell’Unione o degli Stati membri o da un contratto collettivo, ai sensi del diritto degli Stati membri.

Il Garante ha  specificato che bisogna evitare le “soluzioni Fai da te” (comunicato del Garante del 2.03.2020), laddove si considera che i datori di lavoro devono astenersi dal raccogliere in modo sistematico e generalizzato “anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite , informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o rientranti nella sfera extra lavorativa…restando fermo l’obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro”.

Per evitare future sanzioni da parte del Garante Privacy è fondamentale che le aziende pongano la  massima attenzione ai controlli svolti in nome della normativa di urgenza e per quanto riguarda  la rilevazione della temperatura e i connessi adempimenti nella procedura di controllo da svolgere all’ ingresso dell’azienda (e  sarà necessario  evitare rischi inutili e osservare i principi di accountability e di minimizzazione trattando solo i dati strettamente necessari, nelle previste situazioni di necessità.

Quali sono le regole da seguire nell’esecuzione della misurazione della temperatura corporea affinchè possa essere rispettato il diritto alla privacy dei dipendenti?

  1. E’ necessario effettuare la rilevazione della temperatura e non registrare il dato acquisito. È possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali.
  2. E’ necessario fornire l’informativa sul trattamento dei dati personali. Si ricorda che l’informativa può omettere le informazioni di cui l’interessato è già in possesso e può essere fornita anche oralmente o tramite cartellonistica (anche se è preferibile predisporre anche informativa scritta in modo da garantire la prova della sua acquisizione da parte del lavoratore) . Quanto ai contenuti dell’informativa, con riferimento alla finalità del trattamento potrà essere indicata la prevenzione dal contagio da COVID-19 e con riferimento alla base giuridica può essere indicata l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti-contagio ai sensi dell’art. art. 1, n. ì, lett. d) del DPCM 11 marzo 2020 e con riferimento alla durata dell’eventuale conservazione dei dati si può far riferimento al termine dello stato d’emergenza;
  3. bisogna definire le misure di sicurezza e organizzative adeguate a proteggere i dati. In particolare, sotto il profilo organizzativo, occorre individuare i soggetti preposti al trattamento e fornire loro le istruzioni necessarie”.
  4. i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da COVID-19 e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative (es. in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo al COVID-19”).
  5. In caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura, è necessario porre in essere modalità tali da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore. Tali garanzie devono essere assicurate anche nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ ufficio responsabile del personale di aver avuto, al di fuori del contesto aziendale, contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 e nel caso di allontanamento del lavoratore che durante l’attività lavorativa sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria e dei suoi colleghi.
  6. Qualora si richieda il rilascio di una dichiarazione attestante la non provenienza dalle zone a rischio epidemiologico e l’assenza di contatti, negli ultimi 14 giorni, con soggetti risultati positivi al COVID-19, è necessario prestare attenzione alla disciplina sul trattamento dei dati personali, poiché l’acquisizione della dichiarazione costituisce un trattamento dati. A tal fine, il protocollo prevede di raccogliere solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da COVID-19. Ad esempio, se si richiede una dichiarazione sui contatti con persone risultate positive al COVID-19, occorre astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito all’identità della  persona risultata positiva; oppure, se si richiede una dichiarazione sulla provenienza da zone a rischio epidemiologico, è necessario astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alle specificità dei luoghi” .
  7. I dati relativi alla rilevazione della temperatura prima dell’accesso ai locali di lavoro e il loro trattamento non devono essere conservati nel caso in cui la temperatura rilevata è inferiore ai 37,5 gradi (in questo caso il dipendente potrà accedere al luogo di lavoro e il dato non rileverà).
  8. Quando al lavoratore viene misurata una temperatura corporea superiore a quella consentita il datore di lavoro non può consentire l’accesso del dipendente al luogo di lavoro ma è tenuto ad annotare e comunicare il dato sensibile e procedere all’identificazione allo scopo di documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali. La procedura di isolamento momentaneo in un locale dell’azienda, dovuto al superamento della soglia di temperatura, dovrà essere svolta in modo da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore e tale garanzie devono essere assicurate anche nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ufficio responsabile del personale di aver avuto al di fuori del contesto aziendale contatti con soggetti risultati positivi al Covid 19 e nel caso di allontanamento del lavoratore che durante l’attività lavorativa sviluppi febbre e sintomi da infezione respiratoria  e dei suoi colleghi.
  9. Quando si richiede una dichiarazione attestante la non provenienza da zone a rischio epidemiologico e l’assenza di contatti negli ultimi 14 giorni con soggetti risultati positivi al Covid 19, andranno raccolti solo i dati necessari adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione da contagio, astenendosi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva o alla specificità dei luoghi .
  10. Nel rispetto del principio di  limitazione della finalità i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagi da Covid e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative.Una volta predisposta l’informativa per il trattamento andrà predisposto il REGISTRO DEI TRATTAMENTI con l’aggiunta dei nuovi trattamenti che il Titolare intende adottare (misurazione della temperatura, raccolta della dichiarazione attestante la non provenienza dalle zone a rischio epidemiologico) e la VALUTAZIONE D’IMPATTO che dovrà tener conto della natura particolare dei dati trattati.

 

 

 

 

 

 

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