GARE D’APPALTO: EVENTUALE INCOMPATIBILITA’ DA VALUTARE DI VOLTA IN VOLTA

 

Nelle gare per l’affidamento di un appalto, l’eventuale illegittima composizione della Commissione giudicatrice non è automatica ma deve essere comprovata, sul piano concreto e di volta in volta, sotto il profilo dell’interferenza sulle rispettive funzioni assegnate. Ciò è stato ribadito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6135 dell’11 settembre 2019  la quale ha rigettato il ricorso presentato per la riforma di una precedente decisione di primo grado in riferimento ad una presunta illegittimità nella composizione della Commissione giudicatrice.

La nuova sentenza del Consiglio di Stato ha evidenziato come il principio espresso all’art. 77 comma 4 del D.Lgs. n. 50/2016 non può essere applicato automaticamente ma va valutato caso per caso e l’eventuale incompatibilità deve essere comprovata, sul piano concreto e di volta in volta, sotto il profilo dell’interferenza sulle rispettive funzioni assegnate al dirigente ed alla Commissione.

L’art. 77, comma 4 del Codice dei contratti prevede che “ I commissari non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta. La nomina del RUP a membro delle commissioni di gara è valutata con riferimento alla singola procedura”.

In riferimento all’incompatibilità, i giudici di Palazzo Spada hanno rilevato come non sia possibile riferire le ragioni di incompatibilità ad un incarico anteriore nel tempo alle preclusioni che deriveranno solamente dall’assunzione di un incarico posteriore: si intende dire che, anche a seguire un’interpretazione rigorosa dell’art. 77, comma 4, del d.lgs. n. 50 del 2016, potrebbe al più determinarsi l’incompatibilità all’approvazione degli atti di gara, ma non certo la preclusione ad assumere le funzioni di commissario da parte di chi svolgerà solamente in una fase successiva ulteriori funzioni.

 

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