Medico del lavoro: i compiti e le funzioni al tempo del Covid -19

I luoghi di lavoro saranno uno snodo cruciale nel contrasto al contagio al Covid 19 e  le azioni dei Protocolli sugli ambienti di lavoro siglati da Governo, sindacati e associazioni datoriali il 14 marzo e il 24 aprile 2020  insieme alla Circolare del 19 aprile 2020, contenente le “Indicazioni operative relative alle attività del medico del lavoro competente nel contesto delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro e nella collettività” saranno sicuramente concretizzate attraverso la partecipazione della “Medicina del Lavoro”. Più precisamente, nella circolare si afferma che “se il ruolo del medico competente risulta di primo piano nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro nell’ordinarietà dello svolgimento delle attività lavorative, esso si amplifica nell’attuale momento di emergenza pandemica, durante il quale egli va a confermare il proprio ruolo di consulente globale del datore di lavoro”. I Medici Competenti, infatti,  insieme al Servizio di Prevenzione e Protezione,  eserciteranno una serie di attività informative e saranno coinvolti nell’applicazione delle misure preventive volte a tutelare soprattutto i  cd. “lavoratori fragili” , oltre che ad occuparsi della riattivazione delle attività di sorveglianza sanitaria, in condizioni di aumentata sicurezza.

Compiti e funzioni del medico del lavoro in azienda.

  1. Supporto al datore di lavoro nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione già richiamate dai sopracitati Protocolli.
  2. Obbligo, ai sensi dell’articolo 25 del D. Lgs. 81/08 di collaborare con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione, alla valutazione dei rischi e alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica di lavoratori e lavoratrici.
  3. Collaborazione attiva con il datore di lavoro e con i Rls e RlsT finalizzata a rendere più efficaci le diverse tipologie di misure di contenimento del rischio, contestualizzando le differenti tipologie di attività produttive alle singole realtà aziendali in cui opera. 
  4. Informazione e formazione di lavoratori e lavoratrici sul rischio di contagio da SARS-CoV-2 e sulle precauzioni messe in atto dall’azienda, e aggiornamento del datore di lavoro,  in riferimento a strumenti informativi e comunicativi predisposti dalle principali fonti istituzionali di riferimento.
  5. Supporto al datore di lavoro nella valutazione del rischio e Sorveglianza sanitaria a seguito del rientro al lavoro post- pandemia Covid 19.
  6. Coinvolgimento nella scelta di misure organizzative e logistiche da mettere in atto per prevenire e contenere il contagio.
  7. Collaborazione con il Datore di lavoro nel lavoro a distanza, mediante l’ individuazione di strumenti e contenuti informativi/formativi per i lavoratori volti ad evitare l’isolamento sociale, e a garantire un complessivo benessere psico-fisico”.
  8. Tutela e  sostegno ai lavoratori “fragili” valutando:
    – i fattori di rischio specifico, in particolare quando abbiano come organo bersaglio il polmone.
    – valutazione delle condizioni del tragitto casa-lavoro.
  9. Espletamento di visite medichepreviste dall’ articolo 41 (“Sorveglianza sanitaria”) del D.Lgs. 81/2008, che vanno programmate in modo da evitare assembramenti e svolte possibilmente in  un ambiente idoneo di congrua metratura, con adeguato ricambio d’aria, che consenta il rispetto dei limiti del distanziamento sociale e un’adeguata igiene delle mani. La sorveglianza sanitaria, infatti, “non può prescindere dal contatto diretto tra lavoratore e medico competente e, pertanto, allo stato, non può realizzarsi attraverso visite mediche a distanza

 

Di seguito sono riportati i i criteri igienico-organizzativi minimi per le visite periodiche indifferibili:

  • L’Ambulatorio deve essere un ambiente sufficientemente ampio da consentire un distanziamento maggiore dei 2 metri.
  • Devono essere presenti igienizzanti;
  • Devono essere adottate misure di disinfezione e sanificazione (comprendenti superfici e suppellettili, da ridurre all’essenziale), misure per i servizi igienici e previsione di servizi distinti per gli operatori,
  • Deve essere garantita l’aerazione periodica e deve essere prevista la verifica della salubrità dei sistemi di ricircolo e di condizionamento dell’aria
  • I  rifiuti vanno gestiti come infetti di categoria B (UN3291).
  • E’ obbligatorio l’utilizzo di dispositivi di protezione quali mascherine almeno FFP2 senza valvola, visiera o occhiali, guanti, camice.

In presenza dei requisiti igienico-organizzativi di cui sopra, le visite mediche potranno essere effettuate sia nei locali aziendali sia presso l’ambulatorio del MC. Si sconsiglia l’uso di ambulatori mobili.In caso di impossibilità ad eseguire la vista medica in presenza, si raccomanda una periodicità almeno semestrale di un raccordo anamnestico. In ogni caso la periodicità non potrà essere superiore all’ anno, escludendo le periodicità dei VDT.

Le visite mediche indifferibili sono:

  •  la visita medica preventiva, anche in fase pre-assuntiva ;
  • la visita medica su richiesta del lavoratore;
  • la visita medica in occasione del cambio di mansione;
  • la visita medica precedente alla ripresa del lavoro dopo assenza per malattia superiore a 60 giorni continuativi.

Per quanto concerne la visita medica in occasione del cambio della mansione (art. 41, c.1 lett. d), il medico competente valuterà l’eventuale urgenza e indifferibilità, tenendo conto sia dello stato di salute del lavoratore all’epoca dell’ultima visita effettuata, sia, sulla base della valutazione dei rischi , dell’entità e tipologia dei rischi presenti nella futura mansione.In linea generale, possono essere differibili, previa valutazione del medico stesso, in epoca successiva al 31 luglio 2020: la visita medica periodica, (art. 41, c. lett. b) e la visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro, nei casi previsti dalla normativa vigente (art. 41, c. 1 lett. a).

Andrebbe inoltre sospesa l’esecuzione di esami strumentali che possano esporre a contagio da SARS-CoV-2, quali, ad esempio, le spirometrie, gli accertamenti ex art. 41 comma 4, i controlli ex art. 15 legge 125/2001, qualora non possano essere effettuati in idonei ambienti e con idonei dispositivi di protezione.

Così come previsto dal Protocollo, il medico competente potrà suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici, qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute di lavoratori e lavoratrici. I test sierologici, secondo le indicazioni dell’ OMS, non possono però sostituire il test diagnostico molecolare su tampone: possono tuttavia fornire dati epidemiologici riguardo la circolazione virale nella popolazione, anche lavorativa.

Per quanto riguarda il rientro al lavoro, si ricorda che il lavoratore o la lavoratrice deve dare comunicazione, direttamente al datore di lavorooppure tramite il medico competente,della variazione del proprio stato di salute legato all’infezione da SARS-CoV-2 ,quale contatto con caso sospetto, inizio quarantena o isolamento domiciliare fiduciario, riscontro di positività al tampone.

Per quanto riguarda il reintegro di lavoratori e lavoratricaffetti da Covid-19, per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste rilasciata dal Dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, il medico competente effettua la visita medica prevista dall’art. 41, c. 2 lett. e-ter del D.Lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione, anche per valutare profili specifici di rischiosità, indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia. Questo perché  la letteratura scientifica evidenzia che coloro che si sono ammalati e hanno manifestato una polmonite o un’infezione respiratoria acuta grave potrebbero presentare una ridotta capacità polmonare a seguito della malattia (anche fino al 20-30% della funzione polmonare) con possibile necessità di sottoporsi a cicli di fisioterapia respiratoria.

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