LO “SBLOCCA CANTIERI” SOSPENDE LIMITI SUI SUBAPPALTI.

Con il decreto “Sblocca Cantieri”, si è deciso di sospendere l’efficacia di molte disposizioni normative del Codice degli appalti pubblici. Dall’analisi delle norme emerge la disciplina vincolistica del subappalto. Il legislatore, con l’intento di sbloccare i cantieri di opere, lavori e servizi pubblici, ha congelato e rimosso pro tempore molti dei limiti posti all’utilizzo del subappalto.

Con lo scopo di sbloccare i cantieri per la realizzazione di opere pubbliche e rilanciare gli investimenti si è deciso di sospendere (o derogare) l’efficacia di molte disposizioni normative del D.lgs. n. 50/2016 in materia di appalti pubblici. Emanate nel 2016 e poi ampiamente modificate nel 2017 con l’evidente intento di accrescere legalità, trasparenza, imparzialità, efficacia, efficienza e contrastare la corruzione nell’azione amministrativa, tali regole vengono ritenute, nella situazione economica attuale, troppo rigide e di difficile gestione, soprattutto a livello di tempistiche autorizzative per l’avvio di appalti pubblici di opere, servizi, forniture.

Dalla lettura del decreto legge n. 32 chiamato “Sblocca Cantieri”, convertito con modificazioni dalla legge n. 55/2019, emerge la disciplina vincolistica del subappalto.

Nell’ambito dell’esecuzione di opere e lavori pubblici, il subappalto è stato sempre fonte potenziale di abusi e illegalità, di infiltrazioni della criminalità organizzata e di aggiramento di divieti economico-giuridici, di interposizione fraudolenta di manodopera e, comunque, di irregolarità nella tutela dei lavoratori.

E’ per questo motivo che nel codice dei contratti pubblici al subappalto, il legislatore riserva una disciplina piuttosto rigida e restrittiva a partire dalle previsioni generali di esecuzione in proprio da parte dei soggetti affidatari dei contratti per la realizzazione di opere, lavori, servizi e forniture, di incedibilità del contratto, di ammissibilità condizionata del subappalto.

Il legislatore ha definito subappalto il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto. In seguito la stessa definizione è stata ampliata stabilendo che costituisce subappalto qualsiasi contratto avente come oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2% dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50% dell’importo del contratto da affidare.

In ogni caso, l’eventuale subappalto non può superare la quota del 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.

Il co. 18 dell’art.1 del D.l. n. 32 convertito dalla legge n. 55/2019, stabilisce che, in attesa di una complessiva revisione del codice dei contratti pubblici, fino al 31 dicembre 2020, il subappalto è indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara e non può superare la quota del 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi, forniture.

Dall’analisi della norma emergono due modifiche strategiche:

  • La deroga al co. 2 dell’art. 105, ossia la sospensione di efficacia della definizione tipologica ed economica “speciale” di subappalto “pubblico”;
  • La fissazione del limite di ammissibilità del valore del subappalto non più al 30% bensì al 40% dell’importo complessivo delle opere, dei servizi, delle forniture da appaltare.

Per quanto riguarda la prima correzione è possibile rilevare che con essa il subappalto pubblico torna a collocarsi all’interno della disposizione “generale” di cui all’art. 1656 c.c., con la conseguenza che i contratti aventi ad oggetto attività le quali richiedono l’impiego di maestranze, in particolare, le forniture con posa in opera e noli a caldo, non dovranno più essere considerati necessariamente subappalti, bensì contratti di integrazione funzionale comunque non rientranti nei limiti del 40%.

Per la seconda correzione, invece, il legislatore, fatta salva la previsione del co. 5 in relazione all’art. 89 co. 11, ossia l’esclusione dell’avvalimento nei confronti di opere per le quali sono necessarie prestazioni o componenti di notevole contenuto tecnologico o di complessità tecnica rilevante, quando il valore dell’opera supera il 10% dell’importo totale dei lavori, sceglie di consentire un ricorso molto più ampio al subappalto derogando alla regola generale circa il limite dello stesso rispetto all’importo complessivo del contratto d’appalto. Si tratta di un innalzamento significativo della soglia di ammissibilità del subappalto, scelta criticata (anche dal dimissionario presidente dell’ANAC) e criticabile in ragione dei ben noti fenomeni di fraudolenza e illegalità di cui si è precedentemente detto ma che rappresenta ormai uno strumento utilizzabile (e, presumibilmente, abbondantemente utilizzato) dalle stazioni appaltanti a monte nel bando di gara e conseguentemente, a valle, dagli affidatari dei lavori, servizi e forniture pubblici.

Chiama ora!